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LETTERA ALLA GAZZETTA DI MANTOVA (Pubblicata il 22 marzo 2019)

TESTO DELLA MOZIONE STOP BOMBE (clicca per scaricare il PDF)

MODELLO WORD DELLA MOZIONE DA UTILIZZARE NEL TUO COMUNE (clicca per scaricare)

lettera gazzetta 22 marzo 19Giovedì 21 febbraio 2019 il Consiglio comunale di Porto Mantovano ha approvato con il voto unanime dei presenti (il consigliere della Lega è uscito prima della lettura dell’o.d.g.) l’ordine del giorno presentato dalla Lista Civica Vivere Porto “Stop bombe per la guerra in Yemen e promozione per una riconversione e sviluppo dell’economia e del lavoro dignitoso”.

Abbiamo presentato questo ordine del giorno perché crediamo fermamente che non sia possibile che nel nostro Paese i vari governi continuino a vendere armi, nonostante la Costituzione all’articolo 11 affermi: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…” e “in barba” anche alla legge 185/90 che all’art. 6 proclama: “L'esportazione ed il transito di materiali di armamento sono altresì vietati:

a) verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell'Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere;

b) verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell'articolo 11 della Costituzione;

c) verso i Paesi nei cui confronti sia stato dichiarato l'embargo totale o parziale delle forniture belliche da parte delle Nazioni Unite o dell'Unione europea (UE);

d) verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell'UE o del Consiglio d'Europa;

e) verso i Paesi che, ricevendo dall'Italia aiuti ai sensi della legge 26 febbraio 1987, n. 49, destinino al proprio bilancio militare risorse eccedenti le esigenze di difesa del paese; verso tali Paesi è sospesa la erogazione di aiuti ai sensi della stessa legge, ad eccezione degli aiuti alle popolazioni nei casi di disastri e calamità naturali.”

In un momento di crescenti tensioni internazionali, di forte instabilità in numerose regioni, di conflitti che perdurano da anni e di nuovi focolai di guerra che stanno alimentando la ripresa delle spese militari e una rinnovata corsa agli armamenti, lo scorso 1 marzo a Roma alcune associazioni promotrici del convegno “Produzione e commercio di armamenti: le nostre responsabilità” si sono incontrate con rappresentanti del Governo a cui hanno rinnovato la richiesta di bloccare tutte le forniture di armamenti a Paesi in conflitto e dove si verificano gravi violazioni dei diritti umani. In particolare hanno chiesto di sospendere le esportazioni di armi alla coalizione a guida saudita che – come riportano le Nazioni Unite – sta compiendo bombardamenti indiscriminati in Yemen che possono essere considerati “crimini di guerra” alimentando la gravissima crisi umanitaria che sta falcidiando la popolazione yemenita.

Si è inoltre ribadita la richiesta di impegnarsi a dialogare con tutti gli attori istituzionali, del settore industriale e finanziario, delle rappresentanze sociali e dei lavoratori per promuovere un ampio ripensamento e un graduale riordino del comparto della produzione militare nazionale nel contesto europeo per rispondere in modo efficace, razionale e sostenibile alle effettive esigenze di sicurezza e difesa comune col minimo dispendio di risorse economiche e sociali. In questo senso, si è chiesto al Governo e a tutte le rappresentanze politiche e sociali di adoperarsi per definire, avviare e sostenere progetti di riconversione al civile a partire dai settori industriali militari maggiormente in contrasto col principio costituzionale del ripudio della guerra.

Noi crediamo davvero che anche i grandi cambiamenti possano partire dal basso, in questo caso attraverso il Comune, l’istituzione più vicina ai cittadini: se i quasi 8.000 comuni italiani presentassero al governo la stessa richiesta di bloccare la vendita di armi nei paesi che le guerre le fomentano ( Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar…) e di riconvertire le fabbriche di armamenti (vedi il Sulcis Iglesiente), sarebbe un segnale forte e concreto per una vera politica di Pace.

Per questo motivo attraverso questa lettera al nostro quotidiano invitiamo altri consiglieri comunali a presentare simili mozioni. Il Comune di Assisi è stato il primo ad approvare questa delibera, seguito dai Consiglio Comunali di Firenze, Verona, Roma, Cagliari e altri ancora.

Il testo del nostro o.d.g. “ Stop bombe in Yemen…” è disponibile sul sito www.vivereporto.it

Gina Paloschi

Lucia Pasotti

Consigliere Vivere Porto